La storia dell'Olio

L'olio, uno dei prodotti a noi più familiari, trova la sua origine nella storia dei tempi.

La pianta di olivo, da cui deriva uno dei più preziosi ingredienti della cucina mediterranea, l'extravergine di oliva, fa parte da sempe dell'immaginario umano tanto che già nella mitologia greca se ne ravvisano le prime tracce.

Racconta il mito che Zeus, volendo dare un sovrano ad Atena e all'Attica, propose una gara agli dei: la sovranità sarebbe stata assegnata al dono più utile. Alla fine rimasero due soli concorrenti: Atena che recò al giudizio di Zeus l'olivo, e Poseidone, che si presentò con un cavallo bianco. Vinse infine Atena, portatrice di un simbolo di pace, a dispetto del dono di Poseidone, emblema della guerra.

Da questo mito alla concezione dell'olio come frutto divino il passo fu breve: ne è testimone sia l'Antico Testamento sia il Cristianesimo. Rami di ulivo venivano agitati dai fedeli in presenza di Gesù, segno manifesto e simbolico di riconoscimento e accoglienza.

Proveniente dall'Oriente, in età minoica l'olivo trova terra fertile a Creta: è proprio sull'isola che nascono le abitudini di conservarlo ed esportarlo. Ed è in Grecia che l'olio conosce per la prima volta un uso diverso da quello alimentare: diventa infatti prezioso unguento per mantenere il corpo idratato e in perfetta forma.

I Romani danno all'olio un'ulteriore valenza, quella medicamentosa. Un'attenzione non casuale: proprio con i Romani si dà una nuova spinta allo sviluppo della coltivazione dell'olivo, tanto da far nascere l'esigenza di una classificazione. Questo prodotto, buono per tutti gli usi, è selezionato in cinque diversi tipi.

L'idea ha risvolti commerciali: il mercato infatti mostra interesse e nascono così nuove figure professionali: i venditori di olio. La commercializzazione dell'olio viene razionalizzata e addirittura disciplinata con la creazione di una sorta di Borsa dove sono trattati i prezzi di compravendita.

L'olio, e con lui la sua pianta, l'olivo, si legano indissolubilmente alla storia dell'uomo.

Il pregiato prodotto attraversa, così come la storia dell'umanità, periodi oscuri nei secoli successivi all'epoca romana, quando è relegato solo all'attenzione dei grandi monasteri, e periodi di estrema fioritura grazie alle nuove forme contrattuali garantite ai contadini nel Medioevo.

Durante il Trecento si delineano due scuole di pensiero riguardo ai condimenti. Da una parte, le popolazioni del Nord Europa affermano il primato dei grassi animali: convinzione dovuta allo sviluppo dell'allevamento del maiale, animale dal quale viene ricavato tutto quanto serve per l'alimentazione quotidiana. Il Sud, specialmente in Italia, l'olio è il condimento naturale per eccellenza.

Il Settecento vede una vera e propria catalogazione dell'ulivo e dei suoi frutti, classificati a seconda della provenienza geografica. L'economia in continua crescita incentiva la coltivazione dell'ulivo e la fama dell'oro giallo si allarga raggiungendo la maggior parte dei paesi europei.

Il prodotto italiano si fa conoscere, ed è proprio nel Settecento che Liguria e Toscana definiscono meglio la loro vocazione olivicola, estendendone al massimo la coltivazione.

Durante l'Ottocento gli uliveti invadono l'Umbria, regione destinata a rimanere a lungo una delle principali produttrici di olio.

Si arriva così al Novecento: nei decenni del dopo guerra e del boom economico l'olio vede diminuire notevolmente la valenza di ingrediente nutrizionale; considerato come elemento povero viene sostituito in gran parte dai "ricchi" grassi animali.

Oggi giorno è stata notevolmente rivalutata la valenza nutrizionale dell'olio, merito del successo della cucina mediterranea caratterizzata dalla presenza dell'olio di oliva.

L'olio d'oliva diventa, così, un fenomeno italiano di successo in tutto il mondo.

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