Il rapporto tra cucina e cinema dà vita ad un universo davvero sterminato: libri, racconti, saggi, articoli, interviste e addirittura interi festival si sono spesi per mettere in relazione le due «arti» che più di tutte le altre sono popolari e vicine alla quotidianità degli italiani.
Sono davvero centinaia, nel nostro Paese, i film – tra essi alcune pietre miliari – nei quali le scene più significative si contestualizzano a tavola, nelle cucine, attorno alle pietanze più diverse.
Ci piace proporre qui,senza alcuna pretesa di esaustività, alcuni esempi di commedie italiane che raccontano come, nella storia del cinema, il cibo abbia assunto via via significati storicamente e culturalmente diversi, cambiando il suo immaginario assecondando il mutamento delle condizioni sociali.

Chi non ricorda il giovane Alberto Sordi con il cappello dal frontino all’americana che sfida il piatto di pasta evocando «Maccarone… m’hai provocato e io te distruggo, maccarone. Io me te magno!»?

Il focus, dunque, si sposta sull’individuo e il cibo diventa sfogo emotivo, compensatorio, psicologico, pur non venendo meno al proprio passaporto sociale.

Da questo ed altri episodi si comprende come, nella poetica del regista e attore romano, i dolci in particolare (e più in generale il cibo) siano una sorta di strumento di analisi interiore, un corpo da dare alle proprie ossessioni, un simbolo – tra il sarcasmo e il paradosso – dell’essenza della vita.
Questo excursus ci rammenta come a tutt’oggi chi lavora, produce e si rapporta al mondo del food non possa prescindere dal suo significato simbolico. Il cinema rappresenta sicuramente uno degli specchi più sinceri di esso e non è un caso che proprio la settima arte sia la più importante «antenata» della pubblicità. Oggi, sempre di più, il food e l’atto del mangiare rappresentano insieme lo status sociale del consumatore, ma anche – e più diffusamente – uno stile di vita: «Dimmi come mangi, e ti dirò chi sei».
